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Come volevasi dimostrare, andremo ad elezioni anticipate.
Lo sapevamo dall'inizio, da quando si è aperta la crisi.
Andremo ad elezioni anticipate, per colpa di una frana ingestibile che si è aperta al centro della nostra coalizione.
Al centro, non a sinistra.
Ma questo purtroppo ce l'abbiamo chiaro solo noi, chi segue la politica, e non le masse di cittadini e cittadine del nostro paese.
Infatti, per tutti è passata la linea che Repubblica, Veltroni ed i poteri forti hanno delineato:
!) La colpa dell'ingovernabilità è dei partitini dell'Unione e dell'area RADICALE (o sinistra estrema, o sinistra anticapitalista, o no global)
2) La soluzione è meno partiti per tutti, tagliare le ALI (per inciso, tagliare la nostra esperienza) e governare al centro.
Nel partito democratico albergano, insieme a tanti compagni sinceri, veri animali politici, discendenti delle ultime due scuole di formazione politica del paese (quella democristiana e quella comunista). Questi qua hanno scordato tutti gli insegnamenti delle loro rispettive scuole, ma nella loro mente è rimasto saldo il METODO.
Per questo ho una paura folle di consegnare il paese definitivamente nelle loro mani.
Il loro schema prevede un nucleo di fedelissimi a gestire i rapporti con confindustria, apparati, mafie, massoneria, ecc. (il partito democratico) ed una società civile relegata ad un ruolo di secondo piano tramite l'ARCI, le ACLI, l'associazionismo di vario genere.
Insomma, niente cambiamento dell'esistente, ma semplice gestione di esso in tutte le sue forme.
Il partito democratico sarà contro la mafia in via indiretta, tramite l'impegno dei militanti in LIBERA o altre associazioni. Intanto gli emissari dello stesso tratteranno i nuovi accordi con la mafia sottobanco.
Ora, va bene piangersi addosso e continuare a ripeterci che siamo finiti. L'autocritica è fondamentale.
Ma a me non va di seppellirmi e di far morire con me ogni speranza di cambiamento in qusto paese.
Se vogliamo sovvertire lo schema che ci hanno preparato è il momento di giocarci TUTTE le carte, anche facendo forzature che per alcuni possono stridere.
Per questo mi fà solo un pò ridere l'investitura di Bertinotti e della Francescato, il simbolo diviso in 4, i vari appelli all'unità d'intenti.
La situazione a sinistra è difficile certo: noi non vogliamo tornare comunisti, i verdi men che mai, rifondazione non può rinunciare alla falce e martello e diliberto deve fare i conti col 30% del partito pronto a ricostituire un partitino comunista.
Ma la lotta da noi annunciata sembra una lotta al ribasso. Poichè i sondaggi ci danno tra l'8 ed il 10%, i nostri leader hanno deciso di lottare per ottenere quei voti. Nè uno di più, nè uno di meno. La scelta dei leader e del simbolo cosa sono se non un "portare a casa i propri voti"?
Compagni, un partito serio non ha paura di portare a casa i propri voti. Quelli li deve dare per assunti. Deve piuttosto aggredire tutto il proprio target elettorale, che NON è composto dal 10% degli italiani, ma dagli operai, dai precari, dai pensionati, Da tutti gli italiani.
Ricordiamoci che l'Italia è un paese dove a fianco dei furbetti esistono persone sane, oneste, che si sono allontanate dalla politica attiva perchè non dava risposte ai problemi di tutti i giorni, fossero questi questo il lavoro precario, la pensione, la sanità.
E allora è il caso di scrivere fin da subito un programma elettorale unitario. Dove vengano trattati tutti i temi a noi cari.
Breve ma intenso. Dove non si sorvoli sulle questioni importanti (me ne viene in mente una per tutte: quale ciclo dei rifiuti?) ma si risolvano subito con un atto d'imperio.
E poi si utilizzino questi 2 mesi per convincere gli italiani che, possiamo farcela, che non tutto è perduto.
"Yes, we can", dice Obama nella sua campagna per le primarie in America.
Noi siamo vittime della sindrome del "we can't".
Ma se continuiamo a guardare a cosa fanno gli altri, se ci lasciamo soffocare dal senso d'impotenza, beh, allora saremo perduti.
Io non ho voglia di veder distruggere da quattro stronzi tutto ciò per cui ho lottato nella mia vita.
Credo e voglio continuare a credere che un mondo diverso, un'Italia diversa, sia possibile.
Per questo chiedo ai nostri dirigenti:
LANCIAMO UN APPUNTAMENTO NAZIONALE PER IL PROGRAMMA.
Due giorni di lavoro serrato, con un battage pubblicitario degno di questo nome, per costruire i punti programmatici che ci chiede ormai da 10 anni questo paese:
No alla Guerra, Lotta alla Precarietà, Etica Pubblica, Risoluzione dei conflitti d'interessi, Rigida divisione dei poteri dello Stato, fine dell'assistenzialismo, meritocrazia nelle scelte per le cariche pubbliche.
Chiedo troppo?