
Francesco Cossiga.
A 36 anni sottosegretario alla difesa, a 48 anni ministro degli interni, a 55 anni presidente del senato, a 57 presidente della repubblica.
Uno degli uomini che da sempre rappresenta lo Stato italiano ( e spesso quello americano).
Da circa 10 anni si diletta a scrivere sui quotidiani nazionali articoli nei quali punzecchia questo o quel politico italiano.
Ecco il suo nuovo, gustosissimo articolo uscito sul riformista:
Walter, il Pd o starà coi socialisti europei
oppure sarà un elemento di confusione
Caro Walter, ti formulo i più vivi rallegramenti per la tua candidatura a leader del nuovo partito democratico e quindi della futura coalizione di sinistra centro e, se essa vincerà le prossime elezioni, del futuro governo. Penso che ricorderai che, in una cena in cui io fui tuo ospite al Campidoglio, io ti avevo - da te zittito - profetizzato l’evento. E ti formulo i migliori auguri per il tuo lavoro al servizio del paese.
Ho ironizzato, forse anche troppo pesantemente sul tuo “ecumenico” discorso d’insediamento: ma non potevi far altrimenti anche per non turbare ulteriormente e eccessivamente Romano Prodi nella sua opera di traghettatore dalle vestigia della Prima repubblica e dalle rovine della Seconda a un Terza Repubblica che istituzionalmente sia la sintesi della “democrazia progressiva” e della “democrazia occidentalista” del XX secolo, anche se in Italia, in termini di egemonia sociale e culturale, ha vinto la prima ed è stata sconfitta la seconda.
Sono certo che con senso realistico della Storia e della realtà sociopolitico dell’Italia, tu terrai ben presente nell’tua azione di guida del partito oggi e del governo domani. Che il Partito democratico o sarà un membro del Partito socialista europeo e dell’Internazionale socialista, o sarà un elemento di confusione in Italia e in Europa. Senza Gramsci, senza Togliatti e senza Berlinguer, con i quali il movimento comunista ha iniziato percorso il lungo cammino che lo ha portato in libertà al governo del paese e al Qurinale, il Partito democratico, cui di necessità si sono aggregati i “cattolici democratici” o meglio ”cattolici riformati” (il riformismo cristiano democratico è ormai sboccato in tutta l’Europa in un conservatorismo illuminato), non esisterebbe.
Io credo che senza avere dietro una cultura politica un partito non può operare positivamente. E la vostra cultura non può che essere la storica e forte cultura socialista, quella tradizionale dell’800 e quella comunista, gramsciana, marxista ma non integralmente leninista e niente affatto stalinista del ’900.
Io non sono socialista, io sono un cattolico liberale, un old fashioned liberal all’inglese, e quindi un riformista: ma in Italia un’area liberal riformista non può esistere perché le culture politiche di base in Italia sono quelle socialiste e comuniste e “cattoliche popolari”, entrambe certamente non liberali. E i “cattolici democratici” seguiranno: che se no, dove andranno?
E quali “cattolici riformati” alla Dossetti e alla Martini aiuteranno il partito democratico a essere un partito rigidamente laico, anche laicista, ma non anticlericale. Nel dilemma “giustizia e libertà”, che invano i liberalsocialisti dell’azionismo italiano cercano di superare con un velleitarismo condannato con sprezzante ironia da Palmiro Togliatti, il Partito democratico debba scegliere la linea marxiana: “alla libertà attraverso l’eguaglianza” e non quella liberale “all’uguaglianza attraverso la libertà”. E penso che il Partito democratico debba restituire alla classe lavoratrice il primato nella vita economica,sociale e politica, secondo una linea di politica economica e sociale che utilizzi anche lo strumento della “concertazione” inventato dal socialismo scandinavo “neocorporativista”, ma sempre tenendo ben presente è che l’egemonia della classe lavoratrice è la linea guida di ogni governo socialista e che la lotta di classe è per un socialista la legge fondamentale della vita della società.
I “cattolici democratici” che sono gli eredi prima che del pensiero demo-teocratrico di Giuseppe Dossetti di quello ben più ardito, attuale e strutturato dei cattolici comunisti di Balbo e Rodano, daranno il loro contributo alla creazione di quel socialismo del XXI secolo nella cui prospettiva nasce il partito democratico.
E credo che la tua missione quale leader del Partito democratico debba essere anche quella di ritessere i legami politici e ideali con le sinistre radicali e con i movimenti, anche a evitare che possano volgersi ad avventure eversive, insegnando loro che la “rivoluzione”, che deve rimanere l’ideale di ogni socialista e oggi con te alla guida di ogni “democratico”, può essere meglio realizzata con una azione di governo e nel Parlamento, sostenuta e anche al limite forzata da una azione di piazza, guidata e non spontaneista, secondo il concetto berlingueriano “partito di lotta e di governo”, che non da un confuso ribellismo avventuriero.
Poiché io sono un old fashioned liberal, ma pur sempre liberale e “cattolico infante” e non “cattolico democratico” ma un cattolico liberale, non potrò essere dei “tuoi”. Ma poiché credo che l’Italia sarà da voi e da te guidata nei prossimi anni, ti invio, oltre che per motivi di personale amicizia, i miei più fervidi auguri.
(di Francesco Cossiga)
Ora, poichè questo "lepidum" articolo arriva da Kossiga, l'uomo dalla polizia facile, degli USA, degli anni di piombo, di Gladio, QUALCUNO MI SPIEGA IL SIGNIFICATO RECONDITO DEGLI AUGURI A UòLTER?


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Ok, forse non sono la persona più adatta a parlare di lingua italiana, ma ho assistito ad una scena che mi ha atterrito.

La verità, prima o poi, viene a galla.
Tre anni orsono, la Sinistra Giovanile nazionale, insieme all'allora deputato dei DS Piero Ruzzante (uno dei più giovani della compagine), lanciò forse l'unica campagna degna di nota di tutta la propria esistenza.