La nostra generazione è figlia incolpevole delle lacerazioni e delle sconfitte della sinistra. La nostra generazione vive la fase politica successiva alla sconfitta del più grande movimento di liberazione ed uguaglianza della storia dell'umanità, che ha rappresentato - tra mille contraddizioni e battute d'arresto - il motore del progresso, dell'uguaglianza, della democrazia e dei diritti per due secoli, dalla Rivoluzione francese del 1789, alla caduta del muro di Berlino nel 1989.
Oggi siamo in una fase nuova: il pensiero unico neoliberista del capitalismo globalizzato sta vincendo. Una vittoria anzitutto culturale, ancor prima che politica: sacralità del mercato, libertà di agire per i più forti, diritti che divengo perciò privilegi, edonismo, individualismo come regolatore dei rapporti sociali, mito della ricchezza, personalizzazione e spettacolarizzazione della politica, accettazione delle ingiustizie, guerra come metodo per perpetrare lo sfruttamento. Questa logica sta vincendo perché chi difendeva i principi di uguaglianza, giustizia e solidarietà è arretrato sotto il peso delle sconfitte del movimento dei lavoratori. Alla logica neoliberista una parte importante della sinistra, nei paesi a capitalismo avanzato, non ha saputo contrapporre un modello che continuasse a fondarsi sui principi della democrazia sostanziale.
La nostra è la prima generazione destinata a subire gli effetti - materiali, sociali, politici e culturali - di questa nuova fase. La nostra è la prima generazione destinata a stare peggio di quella dei propri genitori. Per questo a noi giovani di sinistra, comunisti, socialisti, ecologisti, pacifisti, altermondialisti, spetta il compito di resistere. Una resistenza attiva agli spiriti animali del capitalismo avanzato, che sono stati liberati grazie alla forza del pensiero unico neoliberista, per tornare a far avanzare la democrazia: il più rivoluzionario progetto di trasformazione della società e di liberazione di tutti gli sfruttati e gli oppressi.
Il peso di questo compito, ci piaccia o meno, ricade sulle nostre spalle.
Dalle radici della nostra storia possiamo recuperare alcune lezioni. In una fase di crisi occorre interrogarsi sulla sconfitta per produrre nuove analisi e strategie: è la lezione di Antonio Gramsci; in una fase di resistenza serve il massimo dell'unità, come fu con i fronti popolari che si batterono contro i fascismi. Uno sguardo alle lotte e ai conflitti sociali all'alba di questo nuovo millennio ci fornisce alcune ipotesi di sentieri da percorrere. La storia non è finita, la sconfitta non è definitiva: i movimenti hanno prodotto l'emergere di una rinnovata lotta globale contro le ingiustizie disvelando la nuova maschera degli strumenti del potere e dei dispositivi di controllo che il mercato utilizza. Un altro mondo è davvero possibile: la lezione del Sud America, da Lula a Chavez, ci dice che importanti processi di cambiamento, che segnino una netta inversione di tendenza rispetto alle politiche neoliberiste e la costruzione di nuove forme di distribuzione della ricchezza, sono una possibilità concreta.
L'Europa per due secoli è stata il terreno centrale dello scontro per l'avanzamento della democrazia. È ora giunto il momento per noi giovani di ragionare, qui ed ora, cosa significhi per noi essere sinistra nel terzo millennio in uno spazio sociale europeo a capitalismo avanzato. L'Italia ha a lungo rappresentato un punto di riferimento autorevole per la sinistra in Europa. Oggi questo ruolo rischia definitivamente di esaurirsi: la nascita del partito democratico sarà un evento epocale per tutta la sinistra italiana. Si chiuderà la fase di transizione in atto da quasi vent'anni con l'accettazione culturale e politica da parte del più grande partito della sinistra italiana di questo modello di società e dei principi neoliberisti che lo regolano. I Democratici di Sinistra rinunceranno ad essere sinistra, per aprirsi ad un riformismo indefinito che asseconda le logiche del mercato rinunciando al progetto riformatore della società. La sinistra, tutta la sinistra, ne uscirà inevitabilmente più debole.
Da dove ripartire? La centralità del lavoro è il fondamento della sinistra, ma chi rappresenta oggi il mondo del lavoro nella politica? Quanti mondi del lavoro diversi ci debbono essere per giustificare l'attuale frammentazione dei partiti della sinistra? Nuove sono le esigenze e le sfide che ci pone un lavoro sempre più terziarizzato. Noi giovani subiamo una nuova devastante tendenza: assistiamo alla precarizzazione e all'impoverimento dei lavoratori intellettuali, immateriali e della conoscenza. Nell'attuale società del capitalismo avanzato si pone il tema di guardare ai saperi e al lavoro come facce di una stessa medaglia. Rappresentare il lavoro significa oggi sempre di più rappresentare anche il mondo della produzione dei saperi, che sono oggetto di una progressiva e sempre più marcata alienazione. Indubbiamente il lavoro ha subito epocali trasformazioni, ma oggi più che mai è necessario resistere per non far arretrare i diritti dei lavoratori. L'obbiettivo rimane sempre lo stesso: diritti per l'emancipazione dei lavoratori.
Ricostruire il tessuto della sinistra deve significare per noi giovani rappresentare - cioè agire insieme in forme nuove e sempre democratiche - il mondo del lavoro, che oggi ricomprende necessariamente anche i saperi. Significa avvicinare la politica al mondo del lavoro, ai giovani.
Significa anche rilanciare la lotta alle mafie, che sono terreno fertile e connivente per l'emarginazione, lo sfruttamento e la morte fisica, intellettuale, morale e sociale.
Per questo serve un nuovo ed efficace progetto per la sinistra. Per questo serve una nuova ed inedita unità riformatrice del mondo del lavoro e dei saperi. Se vogliamo uscire dalla crisi, tornare ad essere egemoni per mutare gli attuali rapporti di forza, noi giovani dobbiamo batterci per raggiungere questi obiettivi.
Non c'è nulla di velleitario, nulla di politicista in questa idea. Il conflitto, nel sistema della democrazia che si organizza nei partiti, si agisce anche nelle istituzioni, dove si ha maggiore forza solo conseguendo un risultato elettorale significativo, più ampio di quello che si ha con l'attuale frammentazione delle forze politiche della sinistra.
La coalizione di centrosinistra ha vinto le elezioni e governa questo paese, ma ciò non basta, non è sufficiente. Conta il segno riformatore che il governo si dà: con la nascita del partito democratico si rafforzeranno le posizioni moderate, quelle che ascoltano più volentieri Confindustria piuttosto che il sindacato. Noi, la sinistra, che cosa stiamo aspettando?
Si troveranno le formule e le alchimie per configurare i futuri modelli organizzativi di una sinistra unita che salvaguardi le sue diverse anime ed identità. Si troverà il modo per tenere insieme partiti, movimenti, intellettualità diffuse e sindacati. Serve però una volontà comune che sino ad ora non c'è stata. Noi giovani comunisti italiani siamo pronti.
Il Partito dei Comunisti Italiani da sei anni ormai propone che in Italia si crei una forza di sinistra unita e confederata, che sappia far prevalere il dialogo e far pesare nel paese i diritti dei lavoratori, degli studenti, dei giovani, delle donne, degli immigrati e degli sfruttati. Senza dogmatismi o formule precostituite: un percorso unitario spinto da noi giovani. Per questo raccogliamo l'appello unitario dei giovani compagni della Sinistra Giovanile che non si riconoscono nel progetto del partito democratico. Per questo diciamo esplicitamente ai compagni dei Giovani Comunisti, impegnati nella costruzione della Sinistra Europea, che quel progetto è insufficiente per l'unità della sinistra italiana, ma che se vorranno potrà invece essere un importante apporto per la costruzione di uno spazio più ampio e unitario della sinistra. Chiediamo ai Giovani Verdi di portare il loro contributo ecologista nell'ipotesi unitaria della sinistra. Chiediamo a tutti quelli che vogliono starci, giovani dei collettivi, delle associazioni studentesche, dei movimenti, giovani che sino ad ora non si sono impegnati direttamente in battaglie politiche, di lavorare per l'unità della sinistra.
In questi anni siamo sempre stati insieme nelle lotte politiche e sociali: mettiamo da parte le divisioni e facciamo sì che le nostre differenze e il nostro entusiasmo costituiscano il patrimonio comune per cominciare insieme un nuovo progetto unitario, senza dogmatismi o formule precostituite..
È un compito difficile ed impegnativo, ma è il compito che spetta alla nostra generazione.
* Coordinamento nazionale Fgci - Federazione Giovanile Comunisti Italiani