sabato, 24 febbraio 2007
Il dibattito di questi giorni in seguito alla caduta del governo si è svolto in maniera molto passionale, specie negli ambienti che frequento... ho sentito i collettivi autonomi gridare al tradimento di Turigliatto, rifondaroli chiedere l'ingresso dell'Udc nel governo, il partito ricompattarsi dietro alla propria squadra di governo, ecc.
E mi chiedo... cosa ne sarà di noi? come usciremo dalle secche di questa fase?
Risulta chiaro come la sinistra italiana esce da questa crisi di governo costretta a guardarsi in faccia, a ripensare le proprie modalità d'azione, la propria classe dirigente, i propri modelli organizzativi.
I sostenitori del pd hanno vita facile nel chiedere che la fusione ds margherita sia fatta subito... e difficile è la reazione di chi come noi si interrogava sul futuro della sinistra, chiedendo una sinistra moderna, di governo, che non abbandonasse l'idea di essere alternativa non solo al berlusconismo, bensì alla proposta politica del centrodestra.
Gli scenari possibili sono tanti, ma tutti possono produrre gli stessi risultati.
E cioè di un cambio di nomi, di sigle, ma dove la proposta politica diventa sempre più annacquata. non scopriamo oggi che il nostro partito ha sposato l'azione politica che fu della DC.
Non scopriamo oggi che nei territori che governiamo, la nostra azione è contigua alle volontà dei poteri forti.
Il mio pensiero, adesso, và a D'Alema. Credo che tutto ciò che è accaduto sia opera sua. In un colpo solo è riuscito a rafforzare l'azione di governo, a cancellare il peso di Bertinotti e company, a dissolvere la sinistra ds (almeno, ad oggi questa è la mia impressione). E si è caricato sulle spalle, da solo, l'estrema sopravvivenza della sinistra in italia. Che ci piaccia o no, dipendiamo dalle sue decisioni. I voti dei rifondaroli, dei com it, ecc. adesso sono in mano sua.  Saprà D'Alema impedire che la sinistra italiana, che va oltre i partiti ma significa cultura di sinistra, circoli arci, associazionismo, ecc. diventi schiava delle scelte della confindustria e dei poteri forti? La mia personale risposta, è NO.
besos
partorito da: elexar alle ore 19:01 | Permalink | commenti
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mercoledì, 21 febbraio 2007

Daranno la colpa ai burattini. A quelle due teste di cazzo. Ad ora un solo Partito non ha difeso il Governo: la Margherita. E il voto di Don Giulio? E la Binetti?

partorito da: stellarossax alle ore 18:14 | Permalink | commenti (3)
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martedì, 20 febbraio 2007

La nostra generazione è figlia incolpevole delle lacerazioni e delle sconfitte della sinistra. La nostra generazione vive la fase politica successiva alla sconfitta del più grande movimento di liberazione ed uguaglianza della storia dell'umanità, che ha rappresentato - tra mille contraddizioni e battute d'arresto - il motore del progresso, dell'uguaglianza, della democrazia e dei diritti per due secoli, dalla Rivoluzione francese del 1789, alla caduta del muro di Berlino nel 1989.

Oggi siamo in una fase nuova: il pensiero unico neoliberista del capitalismo globalizzato sta vincendo. Una vittoria anzitutto culturale, ancor prima che politica: sacralità del mercato, libertà di agire per i più forti, diritti che divengo perciò privilegi, edonismo, individualismo come regolatore dei rapporti sociali, mito della ricchezza, personalizzazione e spettacolarizzazione della politica, accettazione delle ingiustizie, guerra come metodo per perpetrare lo sfruttamento. Questa logica sta vincendo perché chi difendeva i principi di uguaglianza, giustizia e solidarietà è arretrato sotto il peso delle sconfitte del movimento dei lavoratori. Alla logica neoliberista una parte importante della sinistra, nei paesi a capitalismo avanzato, non ha saputo contrapporre un modello che continuasse a fondarsi sui principi della democrazia sostanziale.

La nostra è la prima generazione destinata a subire gli effetti - materiali, sociali, politici e culturali - di questa nuova fase. La nostra è la prima generazione destinata a stare peggio di quella dei propri genitori. Per questo a noi giovani di sinistra, comunisti, socialisti, ecologisti, pacifisti, altermondialisti, spetta il compito di resistere. Una resistenza attiva agli spiriti animali del capitalismo avanzato, che sono stati liberati grazie alla forza del pensiero unico neoliberista, per tornare a far avanzare la democrazia: il più rivoluzionario progetto di trasformazione della società e di liberazione di tutti gli sfruttati e gli oppressi.
Il peso di questo compito, ci piaccia o meno, ricade sulle nostre spalle.

Dalle radici della nostra storia possiamo recuperare alcune lezioni. In una fase di crisi occorre interrogarsi sulla sconfitta per produrre nuove analisi e strategie: è la lezione di Antonio Gramsci; in una fase di resistenza serve il massimo dell'unità, come fu con i fronti popolari che si batterono contro i fascismi. Uno sguardo alle lotte e ai conflitti sociali all'alba di questo nuovo millennio ci fornisce alcune ipotesi di sentieri da percorrere. La storia non è finita, la sconfitta non è definitiva: i movimenti hanno prodotto l'emergere di una rinnovata lotta globale contro le ingiustizie disvelando la nuova maschera degli strumenti del potere e dei dispositivi di controllo che il mercato utilizza. Un altro mondo è davvero possibile: la lezione del Sud America, da Lula a Chavez, ci dice che importanti processi di cambiamento, che segnino una netta inversione di tendenza rispetto alle politiche neoliberiste e la costruzione di nuove forme di distribuzione della ricchezza, sono una possibilità concreta.

L'Europa per due secoli è stata il terreno centrale dello scontro per l'avanzamento della democrazia. È ora giunto il momento per noi giovani di ragionare, qui ed ora, cosa significhi per noi essere sinistra nel terzo millennio in uno spazio sociale europeo a capitalismo avanzato. L'Italia ha a lungo rappresentato un punto di riferimento autorevole per la sinistra in Europa. Oggi questo ruolo rischia definitivamente di esaurirsi: la nascita del partito democratico sarà un evento epocale per tutta la sinistra italiana. Si chiuderà la fase di transizione in atto da quasi vent'anni con l'accettazione culturale e politica da parte del più grande partito della sinistra italiana di questo modello di società e dei principi neoliberisti che lo regolano. I Democratici di Sinistra rinunceranno ad essere sinistra, per aprirsi ad un riformismo indefinito che asseconda le logiche del mercato rinunciando al progetto riformatore della società. La sinistra, tutta la sinistra, ne uscirà inevitabilmente più debole.

Da dove ripartire? La centralità del lavoro è il fondamento della sinistra, ma chi rappresenta oggi il mondo del lavoro nella politica? Quanti mondi del lavoro diversi ci debbono essere per giustificare l'attuale frammentazione dei partiti della sinistra? Nuove sono le esigenze e le sfide che ci pone un lavoro sempre più terziarizzato. Noi giovani subiamo una nuova devastante tendenza: assistiamo alla precarizzazione e all'impoverimento dei lavoratori intellettuali, immateriali e della conoscenza. Nell'attuale società del capitalismo avanzato si pone il tema di guardare ai saperi e al lavoro come facce di una stessa medaglia. Rappresentare il lavoro significa oggi sempre di più rappresentare anche il mondo della produzione dei saperi, che sono oggetto di una progressiva e sempre più marcata alienazione. Indubbiamente il lavoro ha subito epocali trasformazioni, ma oggi più che mai è necessario resistere per non far arretrare i diritti dei lavoratori. L'obbiettivo rimane sempre lo stesso: diritti per l'emancipazione dei lavoratori.
Ricostruire il tessuto della sinistra deve significare per noi giovani rappresentare - cioè agire insieme in forme nuove e sempre democratiche - il mondo del lavoro, che oggi ricomprende necessariamente anche i saperi. Significa avvicinare la politica al mondo del lavoro, ai giovani.
Significa anche rilanciare la lotta alle mafie, che sono terreno fertile e connivente per l'emarginazione, lo sfruttamento e la morte fisica, intellettuale, morale e sociale.

Per questo serve un nuovo ed efficace progetto per la sinistra. Per questo serve una nuova ed inedita unità riformatrice del mondo del lavoro e dei saperi. Se vogliamo uscire dalla crisi, tornare ad essere egemoni per mutare gli attuali rapporti di forza, noi giovani dobbiamo batterci per raggiungere questi obiettivi.
Non c'è nulla di velleitario, nulla di politicista in questa idea. Il conflitto, nel sistema della democrazia che si organizza nei partiti, si agisce anche nelle istituzioni, dove si ha maggiore forza solo conseguendo un risultato elettorale significativo, più ampio di quello che si ha con l'attuale frammentazione delle forze politiche della sinistra.
La coalizione di centrosinistra ha vinto le elezioni e governa questo paese, ma ciò non basta, non è sufficiente. Conta il segno riformatore che il governo si dà: con la nascita del partito democratico si rafforzeranno le posizioni moderate, quelle che ascoltano più volentieri Confindustria piuttosto che il sindacato. Noi, la sinistra, che cosa stiamo aspettando?
Si troveranno le formule e le alchimie per configurare i futuri modelli organizzativi di una sinistra unita che salvaguardi le sue diverse anime ed identità. Si troverà il modo per tenere insieme partiti, movimenti, intellettualità diffuse e sindacati. Serve però una volontà comune che sino ad ora non c'è stata. Noi giovani comunisti italiani siamo pronti.

Il Partito dei Comunisti Italiani da sei anni ormai propone che in Italia si crei una forza di sinistra unita e confederata, che sappia far prevalere il dialogo e far pesare nel paese i diritti dei lavoratori, degli studenti, dei giovani, delle donne, degli immigrati e degli sfruttati. Senza dogmatismi o formule precostituite: un percorso unitario spinto da noi giovani. Per questo raccogliamo l'appello unitario dei giovani compagni della Sinistra Giovanile che non si riconoscono nel progetto del partito democratico. Per questo diciamo esplicitamente ai compagni dei Giovani Comunisti, impegnati nella costruzione della Sinistra Europea, che quel progetto è insufficiente per l'unità della sinistra italiana, ma che se vorranno potrà invece essere un importante apporto per la costruzione di uno spazio più ampio e unitario della sinistra. Chiediamo ai Giovani Verdi di portare il loro contributo ecologista nell'ipotesi unitaria della sinistra. Chiediamo a tutti quelli che vogliono starci, giovani dei collettivi, delle associazioni studentesche, dei movimenti, giovani che sino ad ora non si sono impegnati direttamente in battaglie politiche, di lavorare per l'unità della sinistra.

In questi anni siamo sempre stati insieme nelle lotte politiche e sociali: mettiamo da parte le divisioni e facciamo sì che le nostre differenze e il nostro entusiasmo costituiscano il patrimonio comune per cominciare insieme un nuovo progetto unitario, senza dogmatismi o formule precostituite..
È un compito difficile ed impegnativo, ma è il compito che spetta alla nostra generazione.


* Coordinamento nazionale Fgci - Federazione Giovanile Comunisti Italiani

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sabato, 17 febbraio 2007

imageDalla strada nasce la nuova sinistra che sconfiggerà la sinistra dei palazzi (quelli del potere in cui siede e  quelli che costruisce, rubando!

 niki

 

partorito da: elexar alle ore 15:58 | Permalink | commenti (1)
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venerdì, 16 febbraio 2007
Quoto dal blog "titollo.ilcannocchiale.it"... della serie... non siamo soli!!!




Molte "terze vie" hanno caratterizzato la storia della sinistra italiana. Lontana quella a cui pensava Enrico Berlinguer, assistiamo al rincorrersi di formule diverse. Qual è la vera, o la possibile, terza via, araba fenice di tutte quelle che furono, e forse vorrebbero ancora essere, la sinistra italiana? L'ultimo prodotto della scienza politica è il Partito Democratico. Da un lato questa affannosa ricerca  è apprezzabile, perché mostra come non sia ancora del tutto spenta la consapevolezza dell' irriducibilità della politica alla pura amministrazione o alla logica di mercato. Dall'altro vi è pure il timore che si vogliano prendere le distanze non solo dagli eccessi liberisti, ma pure da una parola che sembra impronunciabile, socialismo, e che malgrado tutto indica ancora grandi temi che solo in Italia si continuano ad ignorare. A me sorge il sospetto che tutto si risolverà nel versare una goccia d'olio sociale (o di pietismo cattolico) nell'implacabile durezza delle politiche economiche. Mentre siamo in trepida attesa della decisione finale, tiriamo avanti con il solito
metodo Ciampi. Come al solito, infallibile
.
partorito da: elexar alle ore 15:26 | Permalink | commenti
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mercoledì, 14 febbraio 2007
Io a Vicenza ci andrò.
Ci andrò perchè la costruzione della linea politica estera italiana non può più passare dall'accettazione passiva delle richieste americane,
Ci andrò perchè il patto atlantico deve essere rivisto, ed in chiave ONU. Non possiamo pensare di risolvere i conflitti tra stati solo contando sulla forza degli Stati Uniti, e se lo accettiamo, smettiamo di riempirci la bocca con l'importanza degli organismi sovranazionali.
Ci andrò perchè  l'uscita di Amato sui rischi di infiltrazioni antipolizia è qualcosa di ridicolo, messo su apposta per far fallire una civile e democratica protesta.
Andrò a Vicenza perchè il mio governo non può agire alla stregua del governo Berlusconi, mettendo in cantina l'articolo 11 della costituzione quando non serve, per poi ritirarlo fuori solo come principio generale.
Andrò a Vicenza coi compagni del nostro partito, che vivono lì la senzazione tristissima di un'impotenza della politica, di fronte a scelte calate dall'alto.
Andrò a Vicenza per mostrare al governo che questo mio è un sentimento condiviso, popolare, lo stesso che ha portato in piazza centinaia di migliaia di persone per la pace.
Al governo dobbiamo chiedere chiarezza, trasparenza, ed un'impegno maggiore affinchè il sentimento del popolo che lo ha eletto sia rappresentato nelle scelte esecutive.
partorito da: elexar alle ore 14:52 | Permalink | commenti (5)
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martedì, 13 febbraio 2007
Dal blog amico "angolosbocco.ilcannocchiale.it". Invito a diffondere!



Noi, i Democratici, amiamo l’Italia. E nel rispetto della Costituzione, che riconosce la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio, vogliamo che il Partito Democratico (maschile) sposi l’Italia (femminile).
L’Italia è una nazione d’Europa. E noi creeremo l’Europa a nostra immagine e somiglianza, superando gli steccati e le divisioni dei secoli passati. Abbiamo la forza per riuscire dove altri sono falliti. Raggiungeremo la sintesi tra illuminismo e cristianesimo, sulle tracce del lavoro svolto da Immanuel Kant, primo grande Democratico. Terremo assieme le storie di Napoleone e Gandhi, perché imperialismo e non-violenza possono essere valori che si tengono e che insieme danno vita a una nuova storia. Daremo vita una cultura che unisce Giulio Cesare e Vercingetorige, perché oppressi e oppressori non possono rimanere divisi dagli steccati di 2100 anni fa. Costruiremo un Partito Democratico che sia la casa accogliente di tutti, socialisti europei e popolari kenioti, liberali inglesi e democristiani italiani.
Parleremo alle associazioni e al mondo della cooperazione, siglando un patto che preveda un nostro impegno a parlare e un loro impegno ad ascoltare.
Costruiremo un ricambio generazionale, guidato dall’esperienza di chi ha condotto i partiti fuori dalla prima repubblica, per fare sì che chi avrà 20 anni nel 2010 possa essere classe dirigente, nel 2055. Vogliamo però che negli organismi dirigenti vi siano i giovani: almeno un 10% di embrioni in ogni esecutivo, a qualunque livello.
L’Ulivo è il nostro partito, verdino il nostro colore, abbiamo un sogno nel cuore, costruire un mondo d’amore. Etero.
I 12 saggi: Cip, Ciop, Topo Gigio, Tip, Tap, Orazio, Clarabella, Enrico la talpa, Calimero (per la quota immigrati), Salvatore Vassallo, Luciano Violante, Paperoga.
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lunedì, 12 febbraio 2007

e io mi chiedo chi lo ha deciso? in quale sede? e poi lo chiamano democratico. Badate bene, questa non è nemmeno la proposta di fassino, ma dei saggi. i saggi? chi sono sti stronzi? chi ha detto che sono saggi e non gli ultimi pezzi di merda della terra.

chi?

e ancora: chi?

partorito da: elexar alle ore 20:29 | Permalink | commenti (3)
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lunedì, 12 febbraio 2007

Pongo questa questione non per farsi inutili seghe mentali, ma per capire se la metodologia di approccio alla realtà è sempre la stessa individuata dai padri, oppure se nell'intraprendere un percorso politico "nuovo", dobbiamo cambiare la nostra metodologia.

Intanto, lancio la mia chiave di lettura:
credo che non si tratti di cambiare l'approccio ai problemi, bensì di riuscire a ricostruire una base di interpretazione consapevole dei cambiamenti avvenuti nella conformazione del mondo del lavoro e dell'economia dei paesi industrializzati. E ovviamente, consapevoli del fatto che mentre noi ci affaccendiamo per capire come cambia (per esempio) il mondo del lavoro in Italia, il sud del mondo è ancora impegnato nella liberazione dell'uomo da decenni di prevaricazioni del capitale.
Quindi, ricostruire un quadro di interpretazione significa anche ridare slancio alla nostra azione politica.

Che ne pensate?

 

 

partorito da: elexar alle ore 19:18 | Permalink | commenti (1)
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giovedì, 08 febbraio 2007

 La differenza tra la religione e la Politica ?

Nella prima "il dopo " è un mistero e un atto di fede!

Nella seconda "il dopo" è un atto della volontà e dell'azione.

Che ne pensate?

Niki

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